
PRIMA HANNO ROVINATO LA MIA COMPAGNA CON GLI PSICOFARMACI, POI HANNO CONTRIBUITO AL SEQUESTRO DELLE NOSTRE FIGLIE
(documento in elaborazione dal 2008 al 2010)
In seguito al pensionamento (anno 2000) del Professor E.P., psico neurologo curante della mia compagna, mi fu consigliato di rivolgermi al C.P.S. (Centro Psico Sociale) di c.so Plebisciti, sede decentrata del reparto psichiatrico dell 'ospedale Niguarda di Milano; un posto in cui i ricoverati (e lo dico con pena e rispetto), somigliano più a degli zombi che a dei malati, sedati come sono dagli psicofarmaci somministrati loro quotidianamente.DA LI' NACQUE IL NOSTRO CALVARIO!
Al C.P.S., la mia consorte è stata affidata alla Dott.ssa Patrizia Thei, che non è mai stata in grado, in sei anni (nell'arco dei quali è stata ricoverata diverse volte al reparto psichiatrico Grossoni 3 di Niguarda, diretto dal Dott. Nahon), di trovarle una terapia adatta, come invece aveva fatto il Professor E.P. che per tre anni le aveva consentito una vita abbastanza tranquilla. Probabilmente alla Thei non importa niente dei pazienti, tanto lo stipendio a fine del mese arriva ugualmente. Infatti con le cure del C.P.S. ella stava bene un mese su tre, per il resto accusava fortissimi sbalzi d' umore. Poi la cosa degenerò e, probabilmente per attirare l' attenzione del medico, mentre le bimbe dormivano nella loro cameretta, simulò (19/09/'05) in cucina un tentativo di suicidio, tagliandosi leggermente sul collo e contemporaneamente chiamandomi in aiuto per telefono tre volte. Giunsi a casa immediatamente (stavo lavorando poco distante), chiamai l'ambulanza (le bimbe ancora dormivano), e la feci trasportare al pronto soccorso per la medicazione; la sera stessa venne poi ricoverata al Grossoni, dove i medici nella persona del Dott. Scazza, affermarono che ella aveva riferito loro "di aver pensato anche di coinvolgere la figlia minore nel proprio agito autolesivo".La cosa mi appare strana: sono dieci anni che convivo con lei e posso assicurare che intenzioni suicide non ne ha mai avute. Forse non è stato il modo migliore per ottenere le cure necessarie adatte a lei, ma certo non voleva morire ne di far del male alle bambine, cui vogliamo entrambi molto bene. A seguito del suo gesto fu ricoverata per ben 8 mesi al C.R.T. di c.so Plebisciti a Milano diretto dalla Dott.ssa Franca Selma Maggioni. Intanto, a causa della sua malattia, il Tribunale dei Minori (presieduto dalla Dr. E. Aliverti e dai giudici L. Villa, G. Torre e E. Muscogiuri: Proc. n. 3443/05 R.G./E), dispose, con decreto provvisorio il 14/11/'05, approfondimenti sulle minori e sul nucleo familiare, predisponendo interventi di sostegno alle minori e a noi genitori che, nell'interesse delle bimbe, dovevamo collaborare con il programma degli operatori sociali senza contraddire ne ostacolarne gli interventi. Alla mia compagna in particolare modo le era stato imposto di proseguire le cure riabilitative presso il C.R.T. dove fu ricoverata, e a me che sono il padre, di accettare passivamente il servizio A.D.M. (assistenza domiciliare minori), che però iniziò a funzionare dopo ben 8 mesi, cioè quando la mia compagna era già stata dimessa quasi totalmente. Inoltre, sempre durante il suo ricovero, io, continuando la mia attività artigianale, ho provveduto da solo alle mie figlie, accompagnandone una a scuola e l'altra a casa di una mia vecchia conoscente abitante nel quartiere e consentendo loro di condurre una vita familiare, nella loro casa e circondate dal mio amore. Come avrei fatto a fare tutto questo per 8 mesi, svolgendo anche le mansioni domestiche necessarie, se fossi un ubriacone descritto dagli operatori sociali nelle loro relazioni? Discordanti dalle dichiarazioni degli operatori sociali sono anche i biglietti che la maggiore delle mie figlie mi ha lasciato in casa, su cui ha scritto "papà ti voglio tanto bene"!, che conservo come un tesoro e non posso guardare senza commuovermi. Quando la mia consorte fu dimessa, apparentemente ristabilita (ma non realmente), una volta rientrata a casa, si rese ben presto conto che ancora qualcosa non quadrava nel suo stato d'animo e si fece ricoverare spontaneamente al Grossoni 3 per due volte: il 27/02/'07 ed il 14/04/'07, perchè non si sentiva ancora guarita.
E veniamo alle relazioni mistificatorie che hanno sospinto il T.d.M. ad allontanarci le figliole: 1) da parte delle educatrici, Angela Silvano e Laura Comelli, al servizio della Cooperativa sociale Cogess e preposte all'A.D.M., dove si parla di "un (...) peggioramento della situazione" perchè mi ero "espresso in termini accusatori nei confronti della mia compagna (...) con rabbia e frustrazione appesantite da una situazione economica precaria", apparendo io "in grande confusione nei periodi di ricovero" della mia consorte, quindi "disperato richiedevo un aiuto alle educatrici" che venivano quotidianamente a casa. La moglie, dice la relazione, appariva "sempre più in difficoltà (...)" e "pesantemente coinvolta nell'abuso di sostanze alcoliche che pare interessino anche il padre" cioè io (relazione firmata dall'assistente sociale della famiglia Cicogna Mozzoni Giulia 31/03/'08, che tra l'altro ci ha visti e sentiti ad un colloquio una sola volta nel 2006); 2) dello psicologo Renzo Marinello dell'U.T.M. (8/04/'08), che gettava benzina sul fuoco parlando di un "quadro molto preoccupante in merito alle condizioni di pregiudizio in cui versano le minori"; 3) del S. S. (30/04/2008) che riportò "quanto - ingannevolmente - raccolto dalla educatrice" Laura "a proposito di atteggiamenti (della secondagenita) che paiono dettati da possibili comportamenti incongrui nei suoi confronti" in quanto, sostiene l'educatrice Laura, la più piccina "continua a manifestare comportamenti sessualizzati sia a casa che fuori"(relazione del 22/04/2008 sottoscritta dalla Mozzoni); 4) e dagli operatori sociali che, convocati e sentiti il 16/05/'08 dal T.d.M. hanno riversato ogni sorta di maldicenza dicendo che: "il consumo di alcol è adesso molto aumentato da parte del marito" inoltre "c'è un conflitto di coppia fortissimo che annienta tutte le risorse del padre e della madre difficilmente ricompatibile" (Renzo Marinello); "si sente odore di alcol forse più da parte del padre" il quale "è molto agressivo anche con le educatrici" e ancora: "abbiamo disinfestato la casa dai pidocchi(...) la madre non è in grado di assicurare neppure l'igene alle bambine" la secondagenita "non esegue alcun controllo per la presenza congenita di un soffio cardiaco(...) il padre ha un atteggiamento distruttivo nei confronti della compagna" (educatrici: Angela e Laura) e via alimentando sempre più il pregiudizio nei nostri confronti, per allarmare il T.d.M. al fine di emettere il decreto nei nostri confronti motivando che: "l'attuale situazione del nucleo familiare(...) nonostante i sostegni messi in atto" richiede "interventi più incisivi" e pertanto il T.d.M. limita la potestà genitoriale provvedendo ad "un immediato allontanamento delle minore rispetto alle quali il pregiudizio"diveniva"via via sempre più grave".
MA QUALE SOSTEGNO?
Se per sostegno famigliare viene intesa la dislocazione della più piccina al nido Bigatti (zona nord est di Milano), a tre chilometri di distanza dalla nostra abitazione, nonchè l'operato, tutto discutibile, delle educatrici che ogni volta che si recavano a casa per rimanervi due ore, e restare fino alle 19,30, non vedevano l'ora del mio arrivo per cercare di andarsene con mezz'ora o tre quarti d'ora di anticipo. Francamente avrei fatto volentieri a meno del loro aiuto pedagogico. Se sono veramente quel beone quasi disperato e soggetto a grande confusione (sic!), vi sembra possibile che io abbia potuto provvedere da solo per ben 8 mesi alle mie figlie ancor prima di ottenere l'A.D.M.? Io considero i dati contenuti nelle relazioni degli operatori sociali, educatrici in testa, sui miei rapporti con le mie figlie come inquinati da falso ideologico e calunnie nei miei confronti.
E COSI' ABBIAMO DOVUTO CONSEGNARE LA PROLE
Il 23 maggio 2008, con un telegramma del Servizio Sociale della Famiglia di Via Monteverdi, 8 a Milano, fummo invitati a presentarci ad un colloquio il 28/05/'08 con gli assistenti sociali: Tania Celi e Gerardo Marra, per delle comunicazioni relative alle nostre figlie. Mi sorsero subito dei dubbi e rimasi un p'ò perplesso. Dissi alla mia compagna: "non è che ci tolgono le bimbe?". L'assistente sociale Celi, dopo aver letto con atteggiamento da pubblico ministero il provvedimento del T.d.M. emesso con decreto il 19/05/'08 basato sui dati contenuti nelle relazioni di cui sopra e quindi altrettanto inquinato per lo meno nei miei confronti, ci informava che in base alla Legge 149/2001 entrata in vigore il 1° luglio 2007, dovevamo urgentemente andare a prendere le nostre figliole, che al momento si trovavano una a scuola e l'altra al nido, per consegnarle all'Assistente di cui sopra, ai fini di collocarle, recita il provvedimento, "in idoneo contesto comunitario di tipo familiare".
E' STATA UNA PUGNALATA ALLA SCHIENA!
In pratica ci hanno strappato le figliole. Sicuramente una pugnalata ci avrebbe fatto meno male. Non si capisce il perché di tutta questa urgenza, neanche se fossimo dei genitori depravati e indegni di allevare i nostri figli. E' mai possibile che il Tribunale dei Minori, senza un contraddittorio né una sentenza, possa prendere un provvedimento drastico, basato esclusivamente su valutazioni soggettive? Se non totalmente calunniose nei nostri confronti da parte delle educatrici col beneplacito di coloro che le hanno sottoscritte senza nemmeno andare a sindacare per accertarne la verità. Mi domando come si fa ad essere così malvagi per descrivere gli atteggiamenti di una bimba di appena tre anni in maniera così tendenziosi. Io e mia moglie, nonostante il suo problema saltuario depressivo (controllato da terapia prescritta dal medico), abbiamo sempre accudito la nostra prole cercando di trasmettere quel calore genitoriale dovuto, che le nostre figliole ci riconoscono bene. Il cinismo di queste sedicenti educatrici, Angela e Laura della predetta Cooperativa sociale Cogess diretta da Roberta Ambrella, sembrava dettato da un programma ipocrita prestabilito. Il giorno precedente la data del "sequestro" hanno pensato bene di offrire alle nostre bimbe una torta d'addio, con tanto di ciliegina, per festeggiare, presenti io e mia moglie, la scadenza dell'assistenza domiciliare offertoci dal servizio A.D.M.; naturalmente la ciliegia sulla torta era il suddetto telegramma pervenutoci qualche giorno prima. Probabilmente anche loro sono state incentivate alla tratta delle nostre figliole, poiché quel giorno sghignazzavano inspiegabilmente di gusto, con tanta allegria, che andava di là dal loro comportamento abituale: ci assicurarono che avrebbero cambiato lavoro trasferendosi altrove. Pare che abbiano eseguito il copione alla lettera forse per evitare eventuali ritorsioni? Mah, vien proprio da domandarsi da quale incentivo si son lasciate persuadere per redigere una relazione così falsa e calunniosa nei nostri confronti per spingere il T.d.M. ad emettere un tale decreto. Chi c'è dietro questa miserabile regia?!
Chi regolava i rapporti con le nostre figlie pare che sia la Celi (che dopo qualche mese si è defilata), la quale, nella sua relazione inviata al T.d.M. il 5/06/'08 scriveva che durante "Il momento del saluto tra le bambine e i genitori è stato particolarmente faticoso sopratutto per quest'ultimi che hanno pianto e mostrato tutta la loro sofferenza. - poi alterando la realtà, come se le bimbe abbiano tirato un respiro di sollievo, aggiungse - Le bambine sono state calme e si sono staccate da entrambe le figure genitoriali spontaneamente senza grosse difficoltà". Non'è vero! La piccina è stata distratta, e la grande mentre noi scendavamo le scale, accorgendosi subito di perdere i genitori e si è messa a piangere! "In seguito, sono state accompagnate a Busto Garolfo (MI) presso una comunità facente parte dell'Associazione Fraternità". Inoltre, scriveva la Celi, pare che l'assistente sociale di tale comunità le abbia riferito che "le bambine si sono ambientate con facilità con la coppia referente - che ha tre figli e sei in affidamento fra le quali le nostre due figliole - e con gli altri ospiti" chiedendo "solo in rare occasioni di avere notizie della madre. Il padre non viene menzionato quasi come se non esistesse. Menzogne! I membri al servizio della predetta Associazione sembrano di segno opposto: la responsabile educativa Silvia B. e la referente delle minori, Anna A., contrariamente a quanto ingiustamente scrisse la Celi, scriveranno nella loro relazione del 28/1/2009 che "(...)le bambine mostravano sofferenza per l'allontanamento. Alla sera a volte Giulia (la più piccina nda) piangeva perché sentiva la mancanza della mamma(...) Veronica, sopratutto, fa domande rispetto al suo possibile rientro a casa". Anche l'educatrice Annalisa B., nella sua relazione relativa al maggio 2008 e gennaio 2009 confermerà scrivendo che "al termine della visita Giulia ha mostrato più volte difficoltà a separarsi dai genitori(...) iniziando a piangere aggrappandosi a lei (la madre nda) e ripetendo più volte "voglio tornare a casa"".
Dopo trentotto giorni, finalmente ci pervenne una lettera (5/06/'08) del Servizio Sociale di cui sopra, che ci comunica di aver pianificato le visite alle nostre figliole con delle date precise a cui attenersi scrupolosamente. Possiamo vederle solo ogni quindici o venti giorni per un colloquio di 2 ore. Un mese dopo ci e stato permesso di effettuare una telefonata, i sabati in cui non possiamo fargli visita. Il T.d.M., che avrebbe dovuto convocarci subito dopo l'allontanamento attuato delle nostre figliole, lo farà solo un'anno dopo.
E QUESTI SAREBBERO GLI ORGANI PREPOSTI A SERVIRE SOCIALMENTE LA FAMIGLIA?
Ci negano perfino la conservazione dei rapporti affettivi condannando le nostre figlie ancora in tenera età (allo stato del "sequestro" una aveva otto anni e mezzo e l'altra appena tre e mezzo), a vivere lontano dall'amore famigliare. Questo è il vero trauma che hanno subito le nostre figliole! Ogni volta che ci recavamo a trovarle in uno spazio messo a disposizione dall'Associazione di cui sopra, alla presenza invasiva dell'educatrice Annalisa B. , le piccole manifestano un'evidente situazione di malinconia e nostalgia. Quando termina la visita la più piccina piange urlando: "voglio andare a cagia mia, a cagia mia" abbracciando me e la mamma disperatamente. La più grande alla prima visita mi disse malinconicamente: "papà, perchè devo stare qui". E poi ancora, col pianto in gola: "tanto papà non ti dimenticherò mai". Alla terza visita, la più grande ha tentato di portarmi nell'altra stanza per confidarmi qualcosa nell'orecchio, ma l'educatrice Annalisa B. l'ha bloccata subito dicendo che non ci devono essere segreti se no lei deve scrivere e la sua relazione potrebbe incidere negativamente nei nostri confronti. Alla quinta visita mi disse "non piangere papà, se nò mi vien da piangere anche a me. Non bisogna piangere perchè se nò ci tolgono le visite". Questo è il primo segnale di tortura psicologica perpetrato a danno delle nostre figliole, alle quali gli viene imposto di chiamare gli affidatari mamma e papà.
Durante questi mesi angosciosi, la primogenita vive in soggezione, rassegnazione e speranza di ritornare a casa. La piccola invece, sebbene dissuasa dagli affidatari, non resiste e alla fine della visita si lascia scappare delle lacrime domandandosi quando viene a casa. Frattanto, io e la mia consorte siamo stati sottoposti, per decreto, a diverse sedute psicoanalitiche da parte del C.B.M. (Centro del bambino maltrattato, e cura della famiglia in crisi), per verificare le nostre capacità genitoriali. E a verifiche da parte del N.O.A. (Nucleo Operativo Alcologia) sul presunto stato di alcolismo, con analisi periodiche del sangue e relativa ecografia del fegato sulla mia persona (da dove si può evincere che non siamo affatto dei beoni). Meno male che le educatrici non hanno scritto che ci drogavamo, se nò saremmo finiti anche al Ser.T (Servizio tossicodipendenze).
Le sedute videoregistrate che noi genitori abbiamo prestato al C.B.M terminarono
dopo 5 mesi dall'allontanamento delle nostre figliole, appurando che non siamo
ne dei beoni ne dei molestatori. L'assistente sociale designataci, che per
correttezza ci riserviamo di citarne il nome, ci disse durante il colloquio
del 2/02/2009, che le indagini nei nostri confronti si erano ormai concluse
alla fine di gennaio, concedendoci le visite con le nostre figliole tutte
le settimane, con relativa telefonata ogni quindici giorni, e proponendo "l'ipotesi
di un graduale riavvicinamento(...), per arrivare ad una merenda a casa con
i genitori, in seguito ad un pranzo a casa e graduialmente approdi ad una
presenza delle minori presso la famiglia affidataria dal lunedì al
venerdì pomeriggio e presso i genitori dal venerdì pomeriggio
alla domenica pomeriggio(...)", proposta che noi accettammo in pieno,
affinchè le bimbe possano frequentare le scuole di origine in maniera
tale che potevamo vederle tutti i giorni, e tornare, sia pur ad ogni weekend,
a casa con noi genitori. Due mesi dopo, il T.d.M. ci convocò (8/05/2009),
davanti ad un giudice onorario tal Cofano, che, con decreto
del 15/05/2009, "confermerebbe in via provvisoria ed
urgente" alla proposta prevista dall'Ass. Sociale ai fini
di regolare "i rapporti con i genitori mediante incontri
da ampliarsi gradualmente sino all'introduzione di rientri presso la casa
famigliare nei fine settimana". Ma nonostante ciò,
si palesa l'ostracismo nei nostri confronti: i Servizi Sociali della Famiglia
non hanno ancora trovato nessuna 'famiglia di supporto'. L'assistente sociale
sostiene che ad aggiungere ulteriori freni burocratici pare che fossero le
psicologhe del C.P.B.A. - U.T.M. Battaglia e Gallinari, le quali, esitano
a prendere l'incarico di preparare psicologicamente le nostre figlie al graduale
reinserimento famigliare, perche l'ambiente di Largo volontari del Sangue
di Milano (U.T.M.), a dir loro, sembrerebbe inquinato dal fatto che la segnalazione
dell''allontanamento coatto' sia partito proprio da lì (ossia dalla
relazione adulterata dello psicologo Marinello, che vide solamente due volte
le nostre figliole in nostra compagnia nel 2006). Per concludere, stiamo apprendendo
amaramente, che vi è un diabolico connubbio con L'A.S.L. (che ha designato
come 'casa alloggio' l'associazione Fraternità), l'U.T.M. e la famiglia
che custodisce le nostre bimbe e che è membra di tale associazione,
la quale, redigendo relazioni mistificatorie contro noi genitori (si sostiene
che le bimbe ogni qualvolta che le riportiamo dalle visite, appaiono 'turbate
e nervose'), fanno di tutto per ostacolare il ricongiungimento famigliare.
Intanto il comune di Milano paga profumatamente la "retta" per la
permanenza delle nostre bimbe.
GIUDICATE VOI SE QUESTO NON E' UN MERO SOPRUSO ISTITUZIONALE!
Qui ci sono tutti i presupposti per scrivere un libro. Il titolo potrebbe essere: Veronica e Giulia, storia di un'infanzia rubata ed istituzionalizzata.
F.to R.V.